Elongazione di Venere 2020

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E’ passato diverso tempo dall’ultima volta che ho inserito del contenuto nel mio sito web. Ciò non significa che sia rimasto fermo con l’astronomia, anzi: “bollono in pentola” diversi progetti, anche se adesso sono momentaneamente congelati dall’attuale emergenza sanitaria dovuta al COVID-19 che sta sconvolgendo il mondo.

Il periodo tra febbraio e marzo 2020 offriva una delle migliori elongazioni di Venere degli ultimi anni, che rendeva l’osservazione del luminoso pianeta assai comoda nelle prime ore della sera. Ovviamente non mi sono lasciato scappare l’occasione, e in diverse serate (aiutato anche dal tempo insolitamente bello) ho puntato i miei telescopi verso il luminoso pianeta, tentando riprese da metà pomeriggio quando il Sole era ancora alto, fino a circa un’ora dopo il tramonto, prima che Venere scendesse troppo di altezza sull’orizzonte. Era la prima volta che mi mettevo seriamente a riprendere questo pianeta.

Venere, come si sa, è il pianeta più luminoso, visibile come una “stella” (solo in apparenza) molto luminosa. Essa è circondata da una spessa coltre di nubi bianche che le conferiscono una elevatissima albedo che causa la riflessione della maggior parte della luce incidente in quasi tutte le lunghezze d’onda, il che la rende luminosissima e povera di contrasto. Di conseguenza, il pianeta non offre all’occhio dell’osservatore nessun dettaglio degno di nota.

Esiste però un’eccezione: per ragioni non ancora del tutto chiare, alcuni strati delle nubi di Venere assorbono la luce nel vicino ultravioletto, a lunghezze d’onda tra i 300 e i 400 nm, rendendo in tal modo possibile la distinzione di alcune bande nuvolose. Tuttavia, a queste lunghezze d’onda il nostro occhio è completamente cieco, e quindi per poter distinguere qualche dettaglio è necessario usare una speciale strumentazione, costituita da una telecamera sensibile al vicino ultravioletto e un filtro UV in grado di aumentare molto il contrasto.

Questo tipo di riprese comporta alcune difficoltà:

  1. Gli strumenti usati devono essere otticamente trasparenti al vicino UV
  2. Il seeing (turbolenza atmosferica) può variare di molto tra il tardo pomeriggio e le prime due ore dopo il tramonto
  3. Io abito in una zona dove purtroppo il seeing è generalmente scarso, e questo rende tutto più difficile.

Io ho usato principalmente due strumenti per la ripresa di Venere: uno Schmidt-Cassegrain C8 EdgeHD (20 cm f/10) e un rifrattore TS (Tecnosky) da 130 mm di diametro e 910 mm di focale (f/7), con una camera QHY290 non raffreddata e due filtri, un Astronomik Planet IR Pro (IR-pass da 742 nm) e un Baader U, un filtro UV con banda passante compresa tra 320 e 380 nm. Per allungare le focali native ho usato tre diverse lenti di barlow: Orion Shorty Plus 2x, TeleVue Powermate 2.5x, TeleVue Barlow 3x.

La ripresa in queste due lunghezze d’onda comporta alcuni problemi:

  1. Il pianeta è diversi ordini di grandezza più luminoso in IR, così è necessario variare notevolmente i parametri della camera (tempi di posa e guadagno) quando si alterna tra i due filtri;
  2. L’elevata luminosità di Venere in IR consente permette velocità di acquisizione di 50 frame/s (fps) e oltre, mentre in UV non sono mai riuscito ad andare sopra i 13 fps, il più delle volte meno volendo ottenere un decente rapporto segnale/rumore;
  3. Nell’alternare i filtri UV e IR bisogna effettuare nuovamente la messa a fuoco.

D’altro canto, fortunatamente, il periodo di rotazione di Venere è molto lento (oltre 200 giorni) e la velocità di cambiamento delle strutture delle nubi è tale da consentire la ripresa di filmati lunghi diversi minuti senza significativa perdita di dettaglio (al contrario di quanto avviene con Giove, Saturno e in misura minore con Marte). Per la ripresa ho usato Firecapture e SharpCap, mentre per l’elaborazione ho usato una combinazione di PIPP, Autostakkert, Registax e Adobe Photoshop.

Di seguito una piccola selezione delle mie riprese. Guardatele con calma J e poi esamineremo insieme alcune conclusioni. Tutti i dati di ripresa sono nelle singole immagini.

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La prima considerazione che salta agli occhi è che Venere non presenta quasi nessun dettaglio in IR, il che era atteso. Gli strati nuvolosi che riflettono questa lunghezza d’onda sono diversi da quelli che assorbono l’UV; quindi diciamo che comunque stiamo osservando due diverse parti degli strati dell’atmosfera del pianeta.

La seconda considerazione è che le migliori riprese in UV le ho ottenute con il rifrattore da 130 mm e non con l’SCT da 20 cm, che avendo 7 cm di apertura in più in teoria dovrebbe essere più avvantaggiato. Io ho due ipotesi:

  1. Le riprese col rifrattore sono state probabilmente effettuate in serate di seeing migliore (in effetti non potevo montare due strumenti contemporaneamente per fare un confronto in tempo reale);
  2. Qualche ruolo è probabile lo giochi la differente trasparenza delle ottiche e dei trattamenti antiriflesso nel vicino UV.

Una lezione ho imparato sicuramente: meno vetro c’è nel vostro treno ottico meglio è! Questa considerazione è valida sempre, ma secondo me a maggior ragione quando si riprende nell’UV. Nella stessa serata, con il rifrattore la qualità delle immagini è cambiata radicalmente una volta tolto lo spianatore di campo che normalmente uso per le riprese del cielo profondo. Io ipotizzo che per questo genere di riprese il telescopio migliore siano un Cassegrain o un Newtoniano di buona qualità usati senza correttori ottici non richiedono elementi rifrattivi.

Anche se in Rete si trovano riprese molto migliori, posso sicuramente ritenermi soddisfatto per avere, con un po’ di perseveranza, immortalato per la prima volta le elusive nubi di Venere! :mrgreen:

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